Ritrovarsi sull’assolata “plaza Roja” di Guaranda per attendere un pullman che nessuno riesce mai a spiegarti dove transiti con esattezza.
Finalmente scorgere, tra teste e bancarelle, il muso largo e scintillante (fosse solo per la decorazione di luci e lustrini) di “Candido”, non un cane o un peluche, bensì l’approssimativo e scricchiolante bus con cui ascendere fino all’agognato rifugio di padre Antonio Polo: Salinas de Bolívar.
Rimanere con il fiato sospeso per tutto il tragitto, sino a svoltare la curva a gomito dietro cui, di nuovo e con immensa emozione, vedere spalancarsi davanti ai miei occhi ansiosi la magia, verde e verace, del pueblo di Salinas. Un minuscolo paese di appena 1.500 anime, rannicchiato tra le granitiche vette delle Ande, sotto un imponente frontone di roccia che, dal suo piedistallo di circa
Tuttavia, volendo entrare nel dettaglio: quale era stata, in quell’indimenticabile ottobre 2005, l’idea che aveva illuminato la mente di padre Antonio, convincendomi a sostenere il suo ennesimo progetto per rafforzare il futuro di Salinas? Quali i cambiamenti che io, dal momento in cui avevo varcato la simbolica “puerta abierta” del convento salesiano, ho poi sperimentato essere avvenuti in quegli stessi e spesse volte vagheggiati luoghi?
Creazione di una riserva naturale e protetta, è la risposta alla prima domanda; ovvero l’impegno, da parte mia, a reperire in Italia (soprattutto tramite la vendita del mio libro….ma non solo!) i fondi necessari per acquistare quegli ettari di bosco nativo che, venendo sottratti alla mano dei loro distruttori, avrebbero costituito il nucleo iniziale di una nascente oasi ambientale, indispensabile sia per tutelare il territorio, che per offrirlo quale pregiato alimento alla voglia di sapere di turisti e curiosi (magari facendo invaghire anche loro!!), ivi compresi gli abitanti del posto, i quali ogni giorno di più si allontanano dall’ancestrale e privilegiato rapporto che da sempre intrattengono con “madre terra”.
La risposta al secondo interrogativo, invece, è assai più articolata, poiché, non smentendo il peculiare dinamismo che lo contraddistingue, il padrecito, con la collaborazione della sua gente, ha fatto compiere notevoli ed importanti passi in avanti alla parrocchia di Salinas. Pertanto, rimettendovi piede nel dicembre del 2006, molte cose in più ed estremamente utili vi ho rinvenuto, vale a dire: il segnale sul mio cellulare (che qui era letteralmente morto l’anno prima!); una strada nuova di zecca, in sostituzione di quella tutta buche e polvere del passato; una radio pronta a diffondere nell’etere i prodigi di Salinas; il consolidamento, accompagnato da lievi incrementi, degli scambi commerciali delle sue oltre 30 micro-imprese (tutte dal profilo ecologico e solidale); un lusinghiero via-vai di visitatori, suffragato da una offerta recettiva potenziata e migliorata; una rete di volontari più efficiente ed attrezzata; un marcato rientro di studenti ed emigrati fuori sede e……..sopra ad ogni cosa, la ritemprata e sempre più traboccante voglia di padre Antonio Polo di fare, fare, fare, fare ed ancora fare per assicurare un domani promettente ai suoi cari parrocchiani.
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