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A vent'anni dal disastro:
un articolo sul disastro di Chernobyl di Fausto Mariani

 Ultimo Aggiornamento:
04 agosto 2010

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SOGNARE A CHERNOBYL


A vent'anni dal disastro di Chernobyl c'è stato uno speciale della rubrica del TG3 Rai "PrimoPiano" intitolato SOGNARE A CHERNOBYL - Di Maria Magarik

Un reportage girato in Ucraina, investita in pieno dalla catastrofe di 20 anni fa, svela i temi tabù dell'ex Unione Sovietica: gli ospedali oncologici dove continuano a morire bambini, la povertà dei lavoratori della centrale nucleare, le città e i paesi-fantasma della 'zona proibita'. E' assolutamente da vedere. Richiede Windows Media Player installato. Ed una connessione ADSL veloce.
Consiglio la visione a schermo intero.

Per vederlo cliccare qui: SOGNARE A CHERNOBYL in Streaming da Primopiano del TG3 Rai


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Chernobyl: a vent'anni dal disastro

di Fausto Mariani


A vent'anni dal disastro di Chernobyl desidero pubblicare alcune parti dell'articolo uscito su "La Domenica di Repubblica" il 26 marzo 2006, e scritto da Giampaolo Visetti

Questo perché si sente spesso parlare di un ritorno al nucleare. L'autore di questo articolo intende ribadire la contrarietà a questa forma di energia, non soltanto per i rischi per gli incidenti, come quello di Chernobyl, quanto per il grave problema di smaltimento delle scorie, che inquineranno i luoghi dove dovranno vivere le future generazioni per migliaia d'anni.
Ciò non deve escludere che debbano essere fatti tutti gli sforzi e le possibile ricerche perché in futuro il nucleare sia possibile, più sicuro e senza scorie. Ma leggiamo alcune cose che ha scritto Giampaolo Visetti:

Il buco nero dell’energia atomica sovietica resta un ordigno innescato. A vent’anni dalla peggiore catastrofe nucleare della storia, la centrale dello scoppio ora è aperta alle visite turistiche. Nelle viscere dell’inaccessibile reattore numero 4 di Cernobyl restano però sepolte 200 tonnellate di uranio attivo, quantità incalcolate di plutonio, xeno, iodio e radio. Dopo oltre cinque dalla chiusura dell’ultimo reattore (15 dicembre 2000), nessuno ancora sa dire quanti anni serviranno per scongiurare una ripetizione della tragedia rimossa che incombe sull’Europa. Decenni per disinquinare, fino a cinquant’anni per asportare e distruggere il carburante nucleare. Quindici anni e una montagna di dollari per completare la nuova protezione del reattore saltato. Poi tutto ricomincerà, in una lotta infinita contro il tempo che consuma le difese e conserva la potenza fuori controllo.



...........

Il simbolo mondiale del fallimento atomico resta «zona di esclusione» per le persone, a crescente inclusione di affaristi senza scrupoli. Un mostro assopito, in vendita sul mercato nero. Un’ideologica Pompei contemporanea, incenerita da una ciminiera e immolata alla follia del dominio universale. Sulla piazza centrale di Cernobyl, tremila ancora nei turni di lavoro, tecnici e poliziotti addetti a non si sa cosa pascolano due alci. Vent’anni dopo, la strage rivela la profondità della propria irrisolta distrazione civile: ancora più tragica davanti alla forza di una testimonianza, alla vita che continua.

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E con questo è finita la citazione dell'importante articolo apparso su Repubblica. Per leggere la versione completa dell'articolo si prega di scaricare La Domenica di Repubblica, 26-03-2006 (Sono 3,12 MBytes) e andare a pagina 4. Vorrei terminare ripubblicando cio' che scrissi su questo argomento 10 anni fa, su una pubblicazione locale del mio paese di nascita. Era il mese di aprile del 1996.

Mai più Chernobyl

Era l’ 1 e 23 minuti della notte del 26 Aprile di 10 anni fa’, quando ci fu il più grande incidente nucleare della storia. Per i lettori troppo giovani e per quelli che hanno dimenticato tutto molto in fretta ecco alcuni dati: l’esplosione del reattore 4 della centrale di Chernobyl (all’epoca nel territorio dell’URSS, oggi nello stato dell’Ucraina) ha causato una grandissima fuga radioattiva che ha colpito direttamente un’area di 160 mila chilometri quadrati (per avere un’idea è un territorio doppio di quello dell’Austria); 400 mila le persone evacuate, almeno 9 milioni le persone colpite direttamente e indirettamente. Recenti stime parlano di almeno 200000 morti, cifra purtroppo ancora non definitiva perché le malattie causate da contaminazione nucleare possono manifestarsi anche dopo 15 anni dall’incidente. L’incidente avrebbe potuto essere molto più grave se non ci fosse stato il pronto intervento di una squadra di eroici pompieri che, sacrificarono tutti la vita, ed evitarono che l’incendio scatenatosi durante un esperimento mal riuscito da una delle quattro centrali da 1000 Megawatt si potesse allargare anche alle altre tre unità. Fa’ un certo effetto alla luce di questi risultati ricordare le azioni di disinformazione, le approssimazioni, i tentativi di minimizzazione che caratterizzarono le azioni dei governi, anche quelli Occidentali e quello italiano (Craxi primo ministro, Zamberletti Ministro della Protezione Civile): soprattutto i primi giorni la popolazione doveva restare all’oscuro di quello che era veramente accaduto, non doveva preoccuparsi troppo dell’aria che respirava e dell’insalata che mangiava. L’Unione Sovietica, dominata ancora dal regime comunista e dove non era ancora stata completata la perestrojka (le riforme che cercavano di introdurre qualche minima forma di garanzia democratica) e la glasnost (la trasparenza) da parte di Gorbaciov (al potere da appena un anno) per parte sua ha notevoli e gravissime responsabilità: ha costruito molte centrali nucleari con tecnologie e mezzi economici tali da avere un grado di sicurezza molto inferiore a quello delle analoghe centrali dei paesi europei e americani; inoltre appena dopo l’incidente non ha provveduto a far evacuare immediatamente tutta la popolazione che nei villaggi e città vicine sarebbe stata gravemente coinvolta dall’incidente. Soprattutto colpa grave delle autorità sovietiche del tempo fu la pressoché totale mancanza di informazione: la popolazione non doveva assolutamente sapere che l’esplosione avrebbe inquinato i campi, il cibo, gli uomini di iodio, di cesio e di stronzio radioattivo in misura pari a quella che sarebbe stata prodotta da una esplosione 400 volte più grande di quella di Hiroshima.

Oggi, a 10 anni dall’esplosione, mentre la centrale di Chernobyl è ancora in funzione, mentre il mantello in cemento armato costruito sopra il quarto reattore mostra già le prime crepe, mentre ascolto ancora sgomento ai telegiornali della nuova (sembra, questa volta, piccola - per fortuna -) fuga radioattiva alcune cose in particolare mi interessano:

1. voglio segnalare l’iniziativa intrapresa da molti movimenti e associazioni ambientaliste per Sabato 11 Maggio a Roma per una manifestazione nazionale "In nome del popolo inquinato"

2. ritengo importante aprire una pacata e riflessiva discussione sul tema del nucleare, del suo uso a livello mondiale sia per la produzione di energia che per la costituzione di armamenti nucleari: si pensi al problema della proliferazione nucleare di popoli del terzo mondo dominati da regimi militari e da fanatici dell’integralismo religioso, si pensi al problema dello smaltimento delle scorie...

3. il terzo e ultimo punto è senza dubbio il più importante: è sulla base di questa mia personale iniziativa che ho deciso di scrivere un articolo come questo. Si tratta di far conoscere il "PROGETTO CHERNOBYL" che mi accingo seppur brevemente a spiegare anche se vorrei che tutti gli interessati mi contattassero prima possibile personalmente. Si tratta di una iniziativa che è nata nel 1994 e che è già riuscita a aiutare migliaia di bambini bielorussi. L’obiettivo è ospitare in Italia per un mese bambini provenienti dalle zone contaminate: vivere in zone non contaminate anche per un breve periodo, e soprattutto alimentarsi con cibi privi di radionuclidi, permette ai bambini di perdere fino al 50% della radioattività assorbita, riducendo cosi il rischio di essere colpiti da tumore alla tiroide, leucemia e altre malattie legate alla fuga radioattiva. Il "Progetto Chernobyl" ha come obiettivo l’ospitalità di 5000 bambini in Italia tra giugno e settembre. Per aderire a questa iniziativa è necessario che si costituisca un comitato locale di famiglie, con un referente per ogni gruppo di bambini, successivamente e al più presto è importante contattare la sede centrale dell’iniziativa (Festambiente, via Tripoli 27, 58100 Grosseto - telefono 0564/22130) comunicando la disponibilità ad ospitare uno o più bambini.

Concludo con alcuni brani tratti dalla canzone "Chernobyl" di Paola Turci:

"E cadde il mattino... / e portò dolore... / è nero, è nero il sole / e dalla sua stanza quel ragazzino / vide nel cielo il futuro vicino e capì. / Poi venne nessuno o forse un uomo / forse un uomo solo, / volava da tempo ma senza vento/ e un’elica al cuore portò la sua rosa fin qui. / Lui senza parole come un sogno vissuto / un amico trovato, un amore muto... / a spegnere inferno rotolò nell’inferno / non chiese a nessuno garanzie o ritorno, / e non fece un cenno a spiegarsi poi dove sparì. [...] Poi nell’emozione... / o commozione o nell’annientamento / soltanto il ragazzo sentì nel vento / ancora il rumore di un’elica e poi lo seguì. / e lui senza messaggio, tra sputi e coraggio / il coraggio leggero di un uomo solo / tu ancora lo vedi passare sui campi / quei campi gelati... ma ha gli occhi stanchi, / goccia di vita cadrai dai suoi occhi sin qui"

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